Quando gli strumenti di comunicazione si limitavano alla radio e poi alla televisione, era più semplice per il potere manipolare l’opinione pubblica. Bastavano qualche decina Emilii Fede per ripetere a milioni di telespettatori le verità che servivano ai potenti: come diceva giustamente Pasolini, la televisione , per il fatto di essere un strumento in cui l’utente riceve passivamente l’informazione, si presta bene ad imporre un determinato punto di vista facendo leva sul principio di autorità di chi sta al di là di quello schermo, fosse anche il più imbecille dell’umanità.
Oggi c’è internet, con cui si è creata una rete di connessioni tra gli uomini mai viste nella storia. Qualcuno pensava che questa tecnologia fosse in grado di diffondere la libera circolazione dell’ informazione. Questo qualcuno (Grillo, ad esempio), ignora che ci sono dei meccanismi raffinati per cui, chi ha potenti mezzi a disposizione, può manipolare l’opinione pubblica in modo persino più efficace di prima, anche attraverso la rete.
La cosa non stupisce, ovviamente, chi considera le idee il riflesso della struttura sociale.
La creazione di siti come Facebook e Twitter (che sono concepiti già in partenza per assolvere determinati scopi…andrebbero fatto degli studi appositi in tal senso) è servita ad intrappolare milioni di individui in una rete in cui i contenuti che girano non sono affatto spontanei, ma attentamente manipolati con tecniche derivanti dal marketing. E’ lo stesso che accade per la musica che gira sui principali network: a furia di mandarla in onda, diviene familiare al punto che la gente inizia ad apprezzare un deteminato artista anche se, senza questo trucco, probabilmente non suonerebbe neanche al piano bar nei matrimoni.
La prima prova dell’efficacia di tali strumenti la stiamo avendo sotto i nostri occhi, con la campagna montata contro un presidente, Ahmadinejad, che, per quanto si possa criticare, è stato eletto con una maggioranza schiacciante (la democrazia, a quanto pare, è buona solo quando fa comodo…) : quelli che si stracciano le vesti e che organizzano le catene di Sant’Antonio su Facebook, non immaginano che stanno dando il loro piccolo contributo all’instaurazione di un regime filo-americano che segua la politica di liberismo selvaggio già altrove sperimentata.
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Pubblicato in Politica ed Attualità
Tag: facebook, iran, manipolazione