Fratelli d’Italia?

•novembre 21, 2010 • Lascia un commento

Il CIPE due giorni fa ha stanziato fondi per 21 mld di euro per investimenti nel Nord Italia e 200 Mln di euro per investimenti nel Sud Italia.
Fratelli d’Italia?

No, Caino ed Abele.

 

da sempre orgogliosamente meridionale.

A 150 anni dall’invasione dei savoia nel Sud Italia continua la politica di depauperamento umano,sociale ed economico della mia terra.

Quando finirà? Quando verranno fuori le vere ragioni dell’Unità di Italia?

Ai posteri l’ardua ma facilmente individuabile sentenza…

 

Siamo tutti un pò più soli. O No?

•maggio 25, 2010 • Lascia un commento

LA RICERCA - A lanciare l’allarme sono stati gli esperti della Mental Health Foundation che, partendo da argomentazioni scientifiche e basandosi su un sondaggio svolto su 2.250 britannici, hanno tratteggiato uno scenario per certi versi preoccupante della Lonely Society : un mondo a parte, dove i ragazzi fra i 18 e i 24 anni sono i più esposti alla solitudine, con una percentuale due volte superiore agli over 55 che, fino a poco tempo fa, si ritenevano i più a rischio. In pratica, un giovane su tre (il 31%) ha ammesso di passare troppo tempo a comunicare via web con persone che, invece, si dovrebbero vedere dal vivo. «Internet non è la radice del problema» – ha voluto precisare il dottor Andrew McCulloch, amministratore delegato della charity, al Daily Mail – ma può sicuramente contribuire ad aggravare la situazione. Incontrare le persone online o parlare con loro via mail o chat non significa avere una relazione vera e propria e, soprattutto, questo tipo di rapporto non permette di ottenere la stessa reazione che si avrebbe incontrandosi dal vivo».

ANSIA DA CONTATTO PERENNE - In sostanza, la tendenza a ricorrere ai social network per stare in contatto con il resto del mondo va oltre il tradizionale concetto di socializzazione, creando, appunto, una generazione di «Eleanor Rigby», dove ognuno è schiavo della propria solitudine. «Il contatto umano nutre corpo e mente – ha spiegato il responsabile della politica della fondazione, Simon Lawton-Smith – e il modo in cui viviamo ora è la prova che di questi contatti umani ne stiamo avendo sempre di meno. Internet può essere fantastico per tenerci in contatto con chi ci sta a cuore e magari si è trasferito dall’altra parte del globo, ma occorre trovare un giusto equilibrio»

(tratto dal Corriere della Sera)

La necessità di essere in contatto con gli altri è indubbia. Così come la paura della solitudine che attanagaglia ciascuno di noi in alcuni frangenti della vita.

Lascio agli altri le considerazioni questa volta, preferisco riflettere e rimanere in silenzio.

La storia dell’acqua in bottiglia

•maggio 16, 2010 • 1 commento

Molto bello questo documentario che spiega, con grande chiarezza, il meccanismo che è alla base della devastazione ambientale prodotta dal consumo inutile di acqua imbottigliata nel mondo.
Consumo che è indotto da decenni di campagne pubblicitarie martellanti, di cui massimo responsabile italiano e’ l’uccellino con cui Del Piero parla. Che qualcuno lo spenni, mortacci sua!
La rinuncia a bere acqua minerale puo’ essere, a livello individuale, un piccolo gesto che ci fa sentire con la coscienza piu’ a posto ma, di fronte ai volumi immensi di merci che vengono movimentati da questa industria, l’effetto di questo piccolo gesto è irrilevante.
Solo quando gli esseri umani riprenderanno il controllo di questo meccanismo infernale che è sfuggito loro di mano potranno provare a sistemare un po’ di cose…

Se don Carlo fosse vivo…

•maggio 7, 2010 • 1 commento

W il Primo maggio

•maggio 1, 2010 • 4 commenti

Tutto ciò che chiamiamo ricchezza nasce dal lavoro degli esseri umani, che cooperando in attività sempre più complesse, hanno dato vita a realizzazioni al cui cospetto le piramidi d’Egitto appaiono giocattolini…
Putroppo, pero’, i benefici dell’opera dell’Uomo vanno alla minoranza che detiene la proprietà dei mezzi di produzione, la quale indirizza il lavoro verso fini che non sono quelli del bene comune, ma quelli del profitto individuale.
Riporto un articolo un po’ provocatorio ma molto profondo.

DI MASSIMO FINI antefatto.ilcannocchiale.it

Non ho mai capito la festa del Primo Maggio, festa del lavoro. Che cosa, in realtà, festeggiano in questo giorno i lavoratori? La loro schiavitù. Non è una festa, gli “han fatto la festa”. Il lavoro diventa un valore con la Rivoluzione industriale e i pensatori che cercano di razionalizzarla. Per Marx è “l’essenza del valore”, per i liberal-liberisti è quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso “plusvalore”. Prima il lavoro non era affatto un valore. Tanto è vero che è nobile chi non lavora e artigiani e contadini lavorano solo per quanto gli basta. Il resto è vita. Non che artigiani e contadini amassero il loro mestiere – che peraltro è un concetto diverso dal lavoro come spiega R. Kurz in “La fine della politica e l’apoteosi del denaro” – meno di un operaio di fabbrica o di un impiegato o di un ragazzo dei call-center, certamente lo amavano molto di più perché gli permetteva di esprimere le proprie capacità e la propria creatività, ma non erano disposti a sacrificargli più di tanto del loro tempo che è “il tessuto della vita” come dice Benjamin Franklin che peraltro lo usava malissimo: a fare denaro (anche scopare, per questo perfetto prototipo della borghesia protestante e autopunitiva, è una perdita di tempo, lo si fa “solo per la salute”).

E quando nel Duecento e nel Trecento compaiono a Firenze, nel piacentino e poi nelle Fiandre i mercanti come forte classe sociale (prima il mercante, presso tutte le culture, sedeva all’ultimo gradino della scala sociale, perché si riteneva indegno di un uomo scambiare per denaro, e il kafelos greco, piccolo commerciante al dettaglio, è una macchietta abituale del teatro di Aristofane) la gente del tempo li guarda come fossero dei matti perché non capisce che senso abbia accumulare denaro su denaro, ricchezze su ricchezze per portarsele nella tomba. C’è la storia, patetica quanto esemplificativa, di Francesco di Marco Datini, il famoso mercante di Prato, il quale dopo aver fatto per trent’anni l’imprenditore ad Avignone ritorna nella sua città natia deciso a godersi la vita. Ma non ce la fa proprio, è continuamente angosciato dalla sorte delle sue navi e quando, alla fine, muore senza figli lascia tutto a Santa Madre Chiesa. Il concetto che il tempo fosse più importante del denaro era così radicato negli uomini di quel tempo che quando i primi imprenditori industriali introdussero il cottimo si accorsero, con loro grande sorpresa, che la produttività diminuiva invece di aumentare, perché i lavoratori preferivano rinunciare al cottimo e andare a spasso, in taverna, a giocare a birilli, a corteggiare la futura sposa.

Ma è stata la mentalità paranoica del mercante a prevalere, a fare della maggioranza di noi, per dirla con Nietzsche, degli “schiavi salariati”, a frantumare i nuclei costitutivi dell’essere umano. I suicidi in Europa dal 1650 – epoca industriale – ad oggi sono decuplicati, nevrosi e depressione sono malattie della Modernità, l’alcolismo di massa nasce con la Rivoluzione industriale, il montante fenomeno della droga è sotto gli occhi di tutti. E la globalizzazione, che inizia anch’essa con la Rivoluzione industriale e arriva a piena maturazione negli ultimi decenni con l’acquisizione del modello di sviluppo occidentale di quasi tutti i Paesi del mondo (quelli che non ci stanno li bombardiamo), esaspera tutti questi processi. La globalizzazione è, in estrema sintesi, una spietata competizione fra Stati che passa per il massacro delle popolazioni del Primo e del Terzo mondo. Per restare a galla saremo costretti tutti a lavorare di più, a velocità sempre maggiore, accumulando così altro stress, disagio, angoscia, depressione, nevrosi, anomia. Infine, di passata, “una società” come scrive Nietzsche “che proclama l’uguaglianza avendo bisogno di schiavi salariati ha perso la testa”. E noi l’abbiamo persa. Tant’è che oggi celebriamo allegramente la festa della nostra schiavitù.

Berlusconi versus Saviano

•aprile 17, 2010 • Lascia un commento

In questa epoca di scientifica manipolazione delle coscienze attraverso i media vecchi e nuovi, i concetti di democrazia e libertà di scelta degli elettori appaiono sempre più un’ingenua utopia, figli della filosofia idealistica che è alla base del nostro ordinamento giuridico (vedi Hegel).
Le cosiddette “opinioni” che i filosofi illuministi vedevano nascere come per magia nella testa dell’individuo “pensante” sono più che mai create a tavolino e propagandate, esattamente come ai tempi di Hitler o Stalin, dai media controllati dai grandi gruppi di potere che si spartiscono il controllo dell’economia.
In questo periodo in Italia ve ne sono due principali: il gruppo capeggiato dal nostro Presidene del Consiglio, sostenuto anche da una parte della piccola borghesia del Nord (Lega) e da gran parte della “borghesia” forte in Campania, Sicilia e Calabria; il gruppo capeggiato da De Benedetti, che detta la linea politica del PD ed è fedele agli interessi anglo-americani ed israeliani.
Quest’ultimo gruppo, che in Italia è in questo momento in una posizione minoritaria, all’estero è molto forte e riesce ad influenzare l’opinione pubblica di gran parte dei paesi occidentali.
In questa fase, ad esempio, sta cercando il più possibile di convincere i cittadini a sostenere la prossima guerra contro l’Iran (http://www.asianews.it/notizie-it/Venti-di-guerra-e-crisi-economica-dietro-gli-attacchi-al-Papa-18138.html), magari colpendo in malo modo un’altra potenza mediatica che non condivide troppo questa politica di aggressione militare.
Questo blocco di potere ha necessità di creare un’alternativa politica a Berlusconi, che ultimamente non è stato sempre obbediente ai voleri dell'”alleato” americano. Nell’epoca della politica-spettacolo, è necessario costruire un’immagine positiva di un potenziale candidato (vedi Obama negli USA). Il grande spazio che i media internazionali stanno dando a Roberto Saviano potrebbero essere un segnale che è stato lui il “prescelto” per sfidare Berlusconi alle prossime elezioni. E forse quest’ultimo, istintivamente, lo ha capito…e vede il successo di “Gomorra” come una minaccia.
Vedremo nei prossimi mesi se queste ipotesi verranno confermate dai fatti.

L’eccidio di Katyn

•aprile 10, 2010 • 2 commenti

Le conseguenze dello stalinismo si continuano a scontare ancora oggi.
L’aver fatto passare per comunismo quello che era un sistema capitalista di Stato (con annessa politica di conquiste militari di altre nazioni) genera ancora oggi clamorosi equivoci.
Anche nell’articolo sotto riportato (che parla dell’uccisione di migliaia di soldati polacchi per ordine di Stalin) ci si meraviglia che due sistemi culturali antitetici si potessero spartire uno Stato sovrano. In realtà, come già a quei tempi sosteneva Bordiga, i due sistemi erano per certi versi molto piu’ simili di quanto sembrasse. Ed è mancato poco che, alleandosi, si spartissero il mondo.

[i]Va inoltre ricordato che Stalin contestualmente ordinò la deportazione in Siberia e Kazakhstan delle famiglie degli ufficiali polacchi (bambini compresi), eliminando in tal modo anche la generazione successiva. Tale eliminazione venne concordata e portata avanti di comune accordo con la Germania Nazista ed i dettagli discussi in riunioni tra i due alleati. Tutto ciò nel quadro di una spartizione della Polonia tra Germania nazista ed URSS, due potenze che rappresentavano [i]due sistemi culturali ed ideologici opposti ed antitetici[/i][/i]

 
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