La cultura non è spazzatura – Intervista ad un giovane attore.
Dov’è finita l’Italia dei Santi, dei poeti, dei navigatori? L’Italia di Catullo, di Seneca? Quella di Manzoni, di Carducci, di Montale? Di Pasolini, di D’Annunzio? La nostra bella Italia?. Quell’Italia che faceva della cultura era uno dei suoi capisaldi. Quell’Italia del grande cinema di De Sica, Totò, Visconti, del grande teatro di Eduardo, Viviani, Di Giacomo…
Spesso ci si chiede dove sia finito l’interesse per la cultura quando, accendendo la televisione, si assiste per lo più a programmi volgari e superficiali come i reality. Inoltre, è duro da digerire come, spesso, gli strumenti di comunicazione della cultura [televisione, cinema, teatro], che dovrebbero mantenersi immuni dalle deprecabili dinamiche della mercificazione dei prodotti e del danaro, scendano poi agli infimi livelli del compromesso e della commercializzazione. Quella alla quale spesso si assiste nella visione di programmi televisivi non è affatto cultura: è consumismo, è economia.
Inoltre, può capitare anche di rammaricarsi, sfogliando i quotidiani alla pagina della cultura, nel vedere come ad eventi di scarsa importanza, per motivazioni altrettanto commerciali, venga data invece grande rilevanza.
Interesse di questo articolo, oltre ad una riflessione sui precedenti concetti, vuol essere anche il rendere noto, per quanto possibile, un fatto totalmente passato sotto gamba.
Quest’anno, dopo moltissimi anni, sono entrati alla Silvio D’Amico, l’Accademia di Arte Drammatica di Roma, due ragazzi provenienti da Napoli. Dopo un lungo travaglio, questi giovani attori sono riusciti a passare una durissima selezione ed ad essere ammessi nell’Accademia Teatrale più prestigiosa d’Italia, dalla quale sono emersi i maggiori attori italiani ed in cui solo diciotto persone, su seicento candidati, sono state ammesse.
Uno di questi due ragazzi si chiama Massimo Odierna. Un giovane ragazzo che chi scrive ha avuto modo di conoscere quand’era alle sue primissime esperienze e che ha visto crescere nella sua formazione teatrale.
Massimo, di sicuro quest’esperienza per te è stata importante; quello che però ci interessa sapere è la qualità delle aspettative che tu vi avevi posto quando hai deciso di intraprendere questa strada.
Vedi, l’evento ha assunto la sua notevole importanza da quando sono venuto a conoscenza dell’esito positivo degli esami… poiché non vi avevo posto molte speranze! Ero consapevole della mia ambizione a qualcosa di molto importante, per fortuna avevo un’esperienza alle spalle che ha contribuito a farmi riuscire in questa “missione”. Per un attore è importantissimo entrare in questa accademia, ma non tanto come punto d’arrivo, quanto come punto di partenza. E’ un percorso che sicuramente dovrebbero tentare tutti coloro che hanno intenzione di intraprendere la carriera di attore.
E’ stato difficile accedere all’Accademia?
Beh, credo che sia stato un miracolo. Non perché non creda nelle mie possibilità, ma perché eravamo partiti in seicento e siamo arrivati in diciotto.
Ci racconti questa esperienza?
Quando mandai la mia domanda di iscrizione non vi riposi tante speranze. Lo feci per seguire un mio desiderio di mettermi in gioco. Nella prima fase degli esami bisognava affrontare una prova di monologo ed una di poesia, nelle quali mi sentivo abbastanza sicuro; difatti, per tre anni, all’Accademia Teatrale Il Primo, ho avuto molte opportunità di formarmi in tal senso. Erano sicuramente le prove che meno mi spaventavano ma, d’altra parte, anche la maggior parte degli altri concorrenti era molto preparata. Ad ogni modo, superare la prima fase per me, per il mio maestro e per tutti quelli che mi hanno sostenuto è stato già un gran traguardo. Nella seconda fase abbiamo affrontato la prova di canto, prova che io temevo molto… ma spinto, forse, dalla mia ambizione, sono riuscito a risultare convincente anche in questa dura prova. Ho portato “Il vecchio Frac” di Modugno. Poi, sempre nella seconda fase, ho portato una scena dialogata, precisamente “La morte di Mercurio” con l’aiuto di un collega. Questa fase si è conclusa con una prova di movimento corporeo ed improvvisazione, compito questo molto difficile, ad esempio mi hanno chiesto: “Diventa un gatto ma non nelle forme fisiche. Sentilo dentro.” Loro volevano vedermi rappresentare, possiamo dire, lo stato d’animo dell’animale, senza rappresentare le caratteristiche fisiche. E come puoi immaginare, se non avessi studiato in questi tre anni, di continuo, improvvisazione non avrei saputo neanche da dove cominciare. Nella terza fase, poi, c’è stato un laboratorio di dieci giorni con i docenti dell’accademia ed una prova scritta di natura teatrale. La traccia che ho scelto riguardava il ruolo dell’attore con il testo, il metodo, la naturalezza, con i vari metodi che si sono sviluppati nei secoli ed in particolar modo quelli pre e post stanislaskjani.
Cosa ti aspetti da quest’esperienza?
Quando sono partito nella mia esperienza formativa al Teatro il Primo non mi sentivo nessuno ed ho avuto grandi possibilità. Ora riparto con la stessa testa. Un po’ più arricchito di esperienza ma continuo a rimanere un ragazzo che vuole continuare a studiare e che, anzi, vuole dare il massimo perché ha avuto una grande opportunità. Quindi ricominciare più forti di prima.
Quanto ti ha cambiato quest’esperienza?
Di sicuro mi ha dato maggior sicurezza. Mi ha fatto capire che la determinazione in una scelta di vita accompagnata dalla passione prima o poi viene appagata. Però come ho detto se sono riuscito ad accedere è stato anche grazie all’esperienza formativa che ho avuto con Arnolfo Petri all’Accademia Teatrale il Primo. Senza la sua formazione, non mi sarei neanche presentato.
Per l’appunto, dicci da dove sei partito.
Prima di arrivare alla D’Amico la mia formazione attoriale dal punto di vista pratico e teorico l’ho avuta al Teatro il Primo. Ma debbo ringraziare anche gli insegnamenti privati che lo stesso direttore Arnolfo Petri mi ha dato. E’ lui che mi ha fatto capire cos’è la professionalità, cos’è il teatro e cosa non è il teatro. Se sono entrato, quindi, è stato grazie a quell’esperienza formativa vissuta al Primo.
In base a quello che dici per chi vuole veramente fare l’attore, e non per chi vuole solo divertirsi, tu scoraggi l’attività amatoriale?
Sicuramente al primo posto c’è lo studio, la preparazione e la possibilità di essere seguiti da un maestro. L’amatorialità ti può dare delle esperienze personali dalle quali tu puoi capire bene cosa prendere e cosa non prendere. E’ negativa se diventa deviante, se ci si fa condizionare da quelli che sono i criteri tipici dell’amatorialità. Se non c’è questo passaggio può anche essere utile per arricchirti nell’istintività, nella naturalezza e anche nell’esperienza di critica. Ora come ti senti?Come una donna che aspetta di partorire. Dopo un settembre ed un luglio pieni di paure, di ansie e di aspettative questa, ora, è la fase più tranquilla. Ora sono finalmente rilassato e pronto a ricominciare. Di sicuro, mi sento più appagato.
Cosa ci vuoi dire prima di partire?
Mi sento di ringraziare le persone che mi sono state attorno. Le frasi di incoraggiamento e di fiducia, quelle vere però, hanno sicuramente influito positivamente su di me in questi anni. Per questo ringrazio gli amici che mi sono stati vicini, gli insegnanti, i familiari e tutti quelli che mi hanno appoggiato. Devo dire che mi sento fortunato perché queste persone hanno reso positivo il mio cammino in questi anni.
Si ringrazia Massimo Odierna per questa bellissima testimonianza, e gli si augura ogni bene per una luminosa e brillante carriera.


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