Nel “ventre di Napoli”.
Alla luce degli ultimi avvenimenti, che da settimane riempiono le pagine dei giornali ed espongono al ludibrio ed alla pubblica umiliazione la nostra splendida, ma ormai completamente devastata città, si ritiene ad vertendum utilia rispolverare delle antiche letture, risalenti a più di un secolo fa, ma [purtroppo per noi] ancora attuali.
Da Il ventre di Napoli, di Matilde Serao, 1884.
“«Bisogna sventrare Napoli». Efficace la frase. Voi non lo conoscevate […] il ventre di Napoli. Non sono fatte per il governo certamente le descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie, che parlano di via Caracciolo, del mare glauco […].
Quest’altra parte, questo ventre di Napoli, se non lo conosce il governo chi lo deve conoscere? Vi avranno fatto vedere una o due, tre stradine dei quartieri bassi e ne avete avuto orrore.
Ma non avete visto tutto; i napoletani stessi che vi conducevano, non conoscono tutti i quartieri bassi. […]
Sventrare Napoli? Credete che basterà? Vi lusingate che basteranno tre, quattro strade attraverso i quartieri popolari, per salvarli? […] Bisogna rifare.[…]
Per distruggere la corruzione materiale e quella morale, per rifare la salute e la coscienza a quella povera gente, per insegnare loro come si vive – essi sanno morire, come avete visto – per dir loro che sono fratelli nostri, che noi li amiamo efficacemente, che vogliamo salvarli, non basta sventrare Napoli: bisogna quasi tutta rifarla.
Non abbandonate Napoli, ora che il colera è finito. Non abbandonate di nuovo, presi dalla politica e dagli affari, non lasciate che agonizzi di nuovo questo paese che tutti dobbiamo amare. Fra le belle e buone città d’Italia, Napoli è la più gentilmente buona. Non la lasciate povera, sporca, ignorante, senza lavoro, senza soccorso: non distruggete, in lei, la poesia dell’Italia.”
Da Le lettere meridionali, di Pasquale Villari, 1884.
“A costo di ripetermi per l’undecima volta, io dirò in breve quello che penso della questione di Napoli. Non basta certo migliorare le condizioni igieniche, se non si migliorano del pari le economiche e le morali [...] Se pigliate un bambino abbandonato nella strada, e volete educarlo, sarebbe assurdo cominciare dall’alfabeto. Bisogna prima di tutto lavarlo, pulirlo, vestirlo e dargli l’abito del lavarsi e tenersi pulito, senza di che non otterrete nulla.”


Lascia una Risposta