A poche ore
Mancono poche ore alla scelta finale, mancano poche ore al momento in cui saremo chiamati a decidere le sorti del nostro paese. Una chiamata finta,ovviamente, perchè a decidere veramente saranno sempre altri poteri e noi saremo chiamati a giocare una schedina già compilata: nessuna scelta sui candidati, nessuna scelta (o quasi) sui partiti stessi da votare,nessuna voce in capitolo insomma.
Se non fosse così tragicomica la cosa dovrebbe fa riflettere e non poco gli italiani.
Riflettere, ovvero pensare, cogitare e valutare: cosa davvero difficile ed ardua per la gran parte dei miei connazionali, abituati al nulla quotidiano propinato da qualche starlette in voga e vogliosi di essere ricchi a tutti i costi, a qualunque prezzo e in qualunque modo. Non è un caso dunque se i due principali contendenti abbiano parlato esclusivamente di “roba” , di tasse da diminuire, di consumi da aumentare, in poche parole di materialità pure e spiccia, figlia di una visione della società dove ciò che si vive è funzionale all’apparire e non all’essere, dove ci vogliono i soldi per comprare, investire, speculare.
La dimensione umana dell’uomo è stata messa da parte:non importano più i sogni,le ideologie,gli ideali,gli aneliti.
E’ la chiamata finale alle armi del capitalismo più becero, quello più spregiudicato, più sanguinario.
L’isolamento in cui ogni uomo,ogni donna,ogni essere umano è stato recluso è significativo oltre ogni modo: l’imperativo è uno solo, consumare ed essere felici, realizzare i propri obiettivi senza badare ai propri ideali (quante volte avremo sentire dire frasi del tipo : suvvia sii realista, pensa a te stesso, vedi di sbarcare il lunario e di realizzare i tuoi obiettivi fregandotene degli altri perchè il mondo va così...). Un isolamento dai sentimenti e dagli ideali, perchè se ognuno di noi si fermasse almeno un attimo a pensare, cogitare ,valutare, potrebbe capire tante cose e rendersi un attimino conto del mondo che ci circonda,con le sue evitabili ingiustizie,con i suoi spropositati eccessi, con le sue disegualianze barbare e con le sue possibilità immense di cambiare, se solo lo si volesse fare.
E’ in questo isolamento che il capitale richiama al pragmatismo, all’essere realisti, al proprio egoismo. Il concetto che le cose cosi debbano andare,che questo sia l’unico sistema economico possibile è la base della rassegnazione e della sconfitta per tutti gli uomini di buona volontà ed è quello su cui l’intera umanità si sta giocando il futuro. Oramai alcune cose si danno per scontato e quasi non ce ne accorgiamo più.
Cancellando gli ideali,cancellando il concetto che esistono anche gli altri e che noi ci dobbiamo prendere cura di chi sta male e non perseguire solo i propri interessi,cancellando piano piano tuto questo dalle menti delle persone il capitale ha raggiunto palesemente il suo scopo, quello cioè di vedere il prossimo esclusivamente come mezzo per ottenre un qualcosa.
E queste elezioni sono forse come non mai il simbolo della decadenza della Politica, del concetto novecentesco di amministrazione dello stato a favore dei ceti più deboli. Il richiamo fatto agli imprenditori, alle banche, al capitale da parte di entrambi i principali contendenti sottolinea appunto il concetto di sottomissione della politica all’economia di mercato e al capitale, visto come il deus ex machina da cui dipendono le sorti del mondo. L’inganno è riuscito, il gioco è passato nelle mani delle banche e delle grandi imprese,il cui consenso è necessario se si vuole governare. Noi non contiamo nulla da un punto di vista pratico.
Sarebbe d’uopo che ci appropriassimo nuovamente dei nostri sogni,delle nostre ideologie, delle nostre forze vitali per dire NO a questo modo barbaro di vedere e vivere le cose.
“Un mondo diverso è possibile” dicevano fino a poco tempo fa i movimenti antiglobalizzazione in giro per il mondo. Io ci credo ancora, per dare un senso ai miei ideali e al mio tempo.
La mia vita non è solo oggetti,soldi,roba. E’ anche, se non soprattutto, passione e voglia di cambiare questa realtà.
E’, in poche parole, la consapevolezza che il mondo non è come gli altri ce lo dipingono ma semplicemente come noi vogliamo che esso sia.
Buon voto a tutti,di cuore.


Poco prima del suo brutale assassinio,ad opera dei sicari di Stalin, all’età di sessantuno anni, Lev Trotsky scrisse nel suo testamento:« Quali che siano le circostanze della mia morte, io morirò con la incrollabile fede nel futuro comunista. Questa fede nell’uomo e nel suo futuro mi dà, persino ora, una tale forza di resistenza che nessuna religione potrebbe mai darmi… Posso vedere la verde striscia di erba oltre la finestra ed il cielo limpido azzurro oltre il muro, e la luce del sole dappertutto. La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla di ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore>>.