La lattina diventa “sleek”

Tra le opere umane visibili dallo spazio da qualche anno, accanto alla Grande Muraglia Cinese, vi sono le montagne di ecoballe sistemate a caro prezzo sui terreni dei criminali della Campania. La regione, tra le più densamente popolate d’Europa, vive particolarmente il dramma di un capitalismo sempre più malato, che nel tentativo di sopravvivere non può far altro che aumentare la quantità di merci che immette sul mercato, al punto di seppellire letteralmente intere regioni, che soffrono della carenza di impianti adatti all’incenerimento e al riciclaggio dei rifiuti e di spazi disponibili per ospitare discariche.

In regioni più attrezzate nel business dei rifiuti, si riesce in genere a non arrivare ai livelli estremi della provincia di Napoli (la maggiore in Italia per densità di produzione di rifiuti) ma, in un mondo in cui le megalopoli diventano sempre più immense, non è improbabile che scenari del genere si ripresentino con sempre maggiore frequenza anche in altre aree del pianeta. E’ possibile, infatti che, superata una certa soglia di quantità di rifiuti prodotti per metro quadro, tutto il sistema tenda a divenire ingestibile.

La raccolta differenziata può, a valle, ridurre in parte il problema, ma non risolverlo alla radice.

Tra l’altro spesso i benefici a livello locale si tramutano in danni a livello globale, vista la crescente industria del riciclaggio che prolifera in paesi a bassissimo costo della mano d’opera, dove i rifiuti differenziati occidentali vengono trasportati per essere poi recuperati, percorrendo migliaia di chilometri, con grande spreco energetico.

Il grado di sciupio delle risorse di cui il capitalismo è artefice è enorme, e si può comprendere, ad esempio, analizzando l’evoluzione di un rifiuto molto comune: la classica lattina di Coca Cola.

Fino a qualche anno fa essa aveva una forma un po’ tozza: era per la precisione alta 11,5 cm. Poi ad un certo punto si è allungata, diventando alta e snella come le modelle che sfilano per gli stilisti più in voga. E’ cresciuta di 3 cm, a parità di volume contenuto (330 cc).

Navigando un po’ sul web, si trova la spiegazione di questo strano mutamento:

“Coca-Cola Hbc Italia, l’azienda imbottigliatrice e distributrice di Coca-Cola per il Centro Nord Italia, ha presentato all’ultimo Pianeta Birra, Beverage & C. del 10-13 febbraio 2007 la nuova confezione allungata da 33 cl di Coca-Cola, Coca-Cola Light, Fanta e Sprite, ribattezzata con il termine “sleek”(slanciata, affusolata). La distribuzione nei bar, ristoranti, discoteche ed hotel del nord e del centro della penisola inizierà nel mese di maggio. Investiti oltre 750 mila euro nella prima nuova linea produttiva realizzata presso lo stabilimento di Corfinio (Aq). La nuova lattina, che richiama immediatamente la lattina slim degli energy drink, affiancherà inizialmente la tradizionale lattina da 33 cl e sostituirà progressivamente la lattina originaria che fu lanciata in Italia 30 anni fa.”.

Gli addetti all’incremento del nostro livello di glucosio nel sangue (e di rincoglionimento) non si nascondono: lo hanno fatto per fare concorrenza ad altre bevande, come quella che “mette le ali” a chi la beve, tanto pubblicizzata negli ultimi anni al punto di erodere quote di mercato del colosso americano delle bibite gassate.

Cosa comporta questa piccola, apparentemente insignificante, metamorfosi del cilindrico contenitore?

La vecchia lattina pesava all’incirca 16 grammi ed era composta da una superficie di alluminio di 275 cmq. La nuova, dopo la cura di bellezza, per contenere la stessa quantità di bevanda ha bisogno di 290 cmq: a parità di spessore, il peso della lattina è aumentato di circa un grammo.

Fin qui la cosa sembra di scarsa rilevanza, ma proviamo a considerare il fatto che la produzione di alluminio è una della più energivore in assoluto: secondo il WWF, per produrre ogni lattina serve una quantità di petrolio pari a 5 volte il proprio peso. La cura dimagrante, quindi, ha comportato un maggior consumo di petrolio di 5 grammi a lattina.

Nella sola America (il cui PIL è circa il 20% di quello mondiale), ogni anno vengono prodotte cento miliardi di lattine. Ipotizziamo quindi che a livello mondiale ne vengano prodotte cinquecento miliardi: con questi volumi produttivi, i cinque grammi di petrolio diventano 2.500.000 tonnellate annue, pari a 19.000.000 di barili circa: una quantità pari a quella che l’Italia intera consuma in più di dieci giorni.

Sempre il WWF ci dice che l’alluminio, durante il processo produttivo, genera una quantità di rifiuti pari a circa 50 volte il proprio peso, in parte anche tossico-nocivi: questo significa che il nuovo contenitore divenuto ora “sleek” è responsabile di una produzione aggiuntiva di rifiuti a livello mondiale di 25 milioni di tonnellate, pari a quelli che la regione Campania produce in dieci anni.

Inoltre sappiamo che ogni lattina produce 24 grammi di anidride carbonica (1,5 volte il proprio peso): la nuova lattina produrrà un incremento delle emissioni di CO2 di 750.000 di tonnellate, che sono quelle prodotte in un anno, ad esempio, da una centrale a carbone di circa 140 MW, come quella dell’ENEL di Portomarghera.

Questo piccolo esempio mostra come il capitalismo, ma mano che prosegue la sua folle corsa, tende a sperperare immani quantità di energia e materie prime, al solo fine di cercare di saziare la sete di profitto di una piccola minoranza che si appropria dei frutti del lavoro collettivo degli uomini.

Solo un salto qualitativo nel modo di produrre e distribuire i prodotti potrà rimettere in equilibrio l’uomo con il suo habitat.

In una società che seguisse un piano razionale che tenda a minimizzare gli impatti dell’attività umana sull’ambiente, una lattina da 330 cc avrebbe un’altezza di 7,5 cm, pari al diametro: in tal modo, infatti, si minimizza la quantità di alluminio necessario a contenere il volume.

E pazienza se i signori e le signore attenti alla linea berranno meno Coca Cola, inorriditi dall’idea di diventare anch’essi dei barilotti di altezza pari alla larghezza: vuol dire che si risparmierà sui costi sanitari, divenuti notevoli nei paesi occidentali anche a causa di una dieta ipercalorica che moltiplica l’obesità e le malattie ad essa collegate.

http://www.wwfroma11.it/stili%20di%20vita/raccodiff/alluminio.htm

~ di Giuseppe su dicembre 18, 2010.

3 Risposte to “La lattina diventa “sleek””

  1. eheheh
    una lattina ci salverà!
    -.-

    always coca cola…

  2. Mi spiace constatarlo, ma anche tra chi si prende a cuore le sorti dell’ambiente, a volte regna la disinformazione.
    Ho la fortuna di lavorare in uno stabilimento che produce in Italia la famosa lattina sleek di cui si parla nell’articolo e vorrei fare delle precisazioni.
    1) La nuova lattina sleek pesa circa 0,5 grammi in meno della vecchia, quindi tutti i ragionamenti che ne conseguono, devono essere ribaltati.
    2) In italia circa il 72% delle lattine prodotte viene riciclata. (siamo i primi in Europa per percentuale di riciclo e terzi al mondo dopo Stati Uniti e Giappone)
    3) L’alluminio prodotto a partire da lattine riciclate, richiede solo il 5% dell’energia per la produzione dell’alluminio dal minerale.
    4) Con le lattine di alluminio, non si trasportano indietro i vuoti, come accade per il vetro, perchè le lattine vuote vengono trasportate dopo compattazione in ballette che ne riduce il volume di centinaio di volte.
    5) Le considerazioni sulla forma ideale delle lattine, non tiene conto del fatto le le sue parti più spesse, per motivi tecnici, sono il fondo ed il coperchio (circa 0,25 mm), mentre la parete ha uno spessore di circa 0,1 mm. Questo spega perchè la lattina sleek pesa di meno di quella classica.

    Ovviamante non contesto minimamente le considerazioni sui danni alla salute causate dalle bevande ipercaloriche…….

  3. Ciao Romeo, hai ragione. Infatti pensavo di aver rimosso l’articolo in quanto dopo letture più approndite sulla cosa mi ero reso conto di aver fatto delle deduzioni errate.
    Resta la critica di fondo ad un sistema che tende a sciupare spesso risorse ed energia.

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