Il grande bluff

Noi tutti, inconsciamente e forse ingannati da quanto i media ci comunicano siamo convinti di essere cittadini Europei. Ma cosa vuol dire di preciso essere cittadini Europei? Dovrebbe significare che il nostro status di cittadino che, da sempre, esiste in quanto parallelamente esiste uno Stato formato dai suoi tre poteri, Legislativo, Esecutivo e Giudiziario, dipende da un unico grande stato europeo. Ma la mia prima domanda in proposito è: L’Unione Europea è uno Stato seppur, federale, come gli Stati Uniti, o un’unione sovrannazionale? L’ovvia risposta che qualsiasi giurista mi darebbe è che di sicuro non si può parlare di Stato nella sua forma classica del termine. Ma allora come possiamo essere considerati cittadini europei? Ma soprattutto se non esiste uno Stato europeo… l’Euro cos’è? Come tutti sappiamo una delle principali prerogative di uno Stato è quella di battere moneta, compito, dunque, riservato esclusivamente agli Stati. Ma se l’Unione Europea non è considerabile uno stato allora come potrà mai battere moneta? E’ dai tempi dell’impero Romano che ogni Stato, qualunque sia la sua forma, batte moneta… ma negli ultimi dieci anni le cose in “questo vecchio e pazzo mondo” sono un po’ cambiate: ci troviamo di fronte a Stati la cui moneta vale di meno della carta igienica, Stati che addirittura non battono moneta (come, ad esempio, il Montenegro) e monete che nascono da una organizzazione non statale ma sovrastatale la cui validità è limitata, al suo interno, a soli alcuni Paesi che compongono questa organizzazione (ricordiamo, infatti, che, per motivi diversi, l’Inghilterra, la Svezia, la Danimarca, la Repubblica Ceca, l’Ungheria e tanti altri Stati che formano L’Unione Europea hanno una propria moneta e non adottano l’Euro), ed estesa, al di fuori, ad altri Paesi estranei a questa organizzazione ma che non battono moneta (vedi l’esempio del Montenegro che non batte moneta ed adotta l’euro). In tutto questo il paradosso più grande è che la moneta di cui si parla, l’Euro, è una delle più forti che ci siano al mondo.
Forse, dunque, sarebbe opportuno rivedere il concetto stesso di Unione Europea.
Faccio una piccola sintesi per far capire cosa voglio intendere: Con il gli accordi di Schengen e con il successivo Trattato di Maastricht, i cittadini europei sono liberi di circolare in tutto il territorio dell’unione. Questa libertà di circolazione è estesa anche, anzi principalmente, alle merci, ai servizi ed ai capitali, concetto che si può racchiudere nella bella ma anche ingannevole frase “abbattimento delle frontiere”. Libertà, questa, tipica di uno Stato (ce ne possiamo rendere conto leggendo tutte le più importanti Carte Costituzionali del mondo).
L’Unione Europea batte moneta, prerogativa, come abbiamo detto, di uno Stato.
Al vertice dell’Unione Europea, inoltre, c’è un organo, il Consiglio, che emana Regolamenti, Direttive e Decisioni. Questi sono veri e propri atti normativi, vere e proprie fonti di produzione di diritto e, nonostante i termini ingannevoli, fonti posti al vertice della scala gerarchica del diritto. Prendiamo, ad esempio, i Regolamenti. Il Consiglio quando emana un Regolamento, esso ha portata generale, cioè è diretto a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, e non ha bisogno di essere recepito dagli stessi con una legge statale. Questo significa che ha diretta attuazione nei singoli Stati. Ma ciò non basta: i Regolamenti oltre ad essere direttamente applicabili sono anche gerarchicamente superiori a qualsiasi altra fonte statale, legge compresa. Ciò sta a significare che, in particolare, ove venga emanato un Regolamento il Parlamento Italiano non solo non ha né il diritto né il potere di recepirlo in una propria legge in quanto direttamente applicabile ed efficace ma è addirittura superiore a qualsiasi legge statale per cui prevale su precedenti o anche successive leggi italiane. In caso di contrasto, dunque, con una norma interna, il Regolamento prevale su quest’ultima. Un Regolamento, infatti, potrà essere abrogato solo da un successivo Regolamento dell’Unione. Trascurando, per il momento, il notevole disagio che potrebbe procurare un regolamento in contrasto con norme costituzionali, ciò che subito mi balza agli occhi è un grave difetto del sistema: in tutti i paesi che si definiscono “democratici” il potere è del popolo. Esso esercita tale potere tramite i propri rappresentanti al parlamento e l’esercizio di questo potere consiste nella possibilità che ha il popolo, tramite i suoi rappresentanti, di emanare norme vincolanti per tutti i cittadini. Ma se i Regolamenti sono, come abbiamo detto, la fonte di diritto più forte in quanto superiore gerarchicamente a tutte le fonti di diritto interne (comprese le leggi) in base al principio democratico essi dovrebbero essere posti dal popolo tramite i suoi rappresentanti e quindi da quel fantomatico “Parlamento Europeo” che noi eleggiamo ogni cinque anni. Ma il Parlamento Europeo svolge una funzione legislativa molto limitata. Compito, principale, di emanare i Regolamenti, infatti, è del Consiglio i cui membri non sono rappresentanti del popolo, ma sono i ministri dei singoli Stati Membri. I ministri, ricordiamo, non sono i rappresentanti del popolo, non fanno parte dell’organo che svolge la funzione legislativa (Parlamento) ma sono i membri del Governo che svolge la funzione Esecutiva. Da ciò possiamo, quindi, dire che a livello europeo i Regolamenti, gli atti normativi, quindi, più importanti e forti, non sono posti dai rappresentanti del popolo, ma dai rappresentanti dei governi, e quindi, indirettamente, dai governi dei singoli paesi. Certo molti potrebbero obiettare dicendo che i governi esistono in quanto sono stati legittimati o direttamente (come in Francia o altri paesi) o indirettamente (come in Italia) dal popolo. Costoro, però, dimenticano il ruolo determinante che possiede l’opposizione in un sistema democratico il quale dovrebbe tutelare le minoranze. Ciò potrebbe portare a delle conseguenze aberranti sul piano del Diritto e dei diritti civili. Estremizzando potrebbe anche accadere che un governo che voglia far passare una legge, non avendo la possibilità di farlo all’interno con una propria legge statale (e questo può accadere per diversi motivi: maggioranza divisa sull’argomento, forte ostacolo da parte dell’opposizione, e così via) può agire in sede europea facendo sì che il Consiglio (composto, ricordiamo dai ministri e quindi dai membri dei governi) emani un Regolamento con un contenuto simile se non addirittura identico a quello della legge che il governo in questione non è riuscito a far emanare in sede parlamentare.
Se, inoltre, considerassimo, per i motivi adotti prima, l’Unione Europea non una unione sovrastatale ma uno Stato o un Quasi-Stato saremmo di fronte a uno dei più grandi bluff della storia dell’umanità: Un grande Stato, composto da tanti Stati tutti con assetto democratico, le cui decisioni più importanti, più rilevanti e gerarchicamente più forti sono però prese non rispettando il principio democratico!
Se quanto descritto non accadesse a livello sovrannazionale ma a livello statale tale Stato sarebbe considerato dittatoriale (le norme sono poste non dal parlamento ma dal governo) ed in quanto tale, date le tendenze degli ultimi anni, a rischio di attacco armato da parte degli Stati Uniti che, senza nessuna legittimazione internazionale, si arrogano il diritto di portare la democrazia nel mondo.
Per concludere voglio solo dire che io non sono contro l’Unione Europea. Sono contro questo tipo di Unione Europea in quanto non rispetta il massimo dei principi fondamentali: il principio democratico. La democrazia, infatti, è qualcosa di veramente importante e sacro. Per ottenerla ci sono stati uomini nel passato che sono morti e che sono, oggi, considerati eroi.
La democrazia, quella vera, è un bene inestimabile, quel bene che ci consente veramente di essere liberi. E’ questo il motivo per cui non posso accettare che la mia libertà, che questo bene inestimabile, sia messo a repentaglio in nome di una unione sovrastatale che, tra l’altro, è nata ed agisce per l’attuazione di un ideale che non è certo uno dei principi fondamentali dell’uomo: il libero mercato europeo.

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~ di Emanuele su febbraio 29, 2008.

Una Risposta to “Il grande bluff”

  1. Molto interessante questo post.
    La democrazia, putroppo, non è un dato di fatto, ma è una conquista, che va continumante difesa, sia da un punto di vista formale che sostanziale.
    Pe quanto riguarda l’Italia, ad esempio, possiamo ritenerci un paese democratico, visto che uno dei candidati alla carica di premier controlla direttamente televisioni e giornali? Possiamo considerarci un paese democratico, visto che i parlamentari sono scelti dai partiti e non dai cittadini (cosa anche incostituzionale)? Possiamo considerarci un paese democratico visto che non esiste un quorum minimo al di sotto del quale non scatta il premio di maggioranza (riprendo l’ultimo post di Grillo)?
    Secondo me, dobbiamo avere il coraggio di dire che l’Italia non è piu’ un paese democratico, in quanto i cittadini sono sempre piu’ pedine e non incidono attivamente nelle decisioni che li riguardano.

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