Picco di produzione del petrolio e crescita economia: e ora dove si va?

(libera traduzione dell’articolo apparso sul sito “The Oil Drum”, il 28 marzo 2008)

Questo post è stato scritto da Rob Dietz e Brian Czech. Rob Dietz è il direttore esecutivo del Centro per lo Sviluppo di un’Economia a stato stazionario (CASEE) . Ha ricevuto un laurea in Scienze Ambientali e Ingegneria dalla Virginia Tech. e un diploma in Economia e Studi Ambientali dall’Università della Pennsylvania. Brian Czech, il fondatore del CASEE è anche biologo professionista, oltre che professore associato di Economia Ecologica alla Virginia Tech.. Czech ha conseguito un dottorato in Risorse Naturali Rinnovabili (Università dell’Arizona, 1998).

Il petrolio e l’economia sono chiaramente e strettamente collegati. Molti studiosi definiscono il petrolio come la macchina della crescita economica.

Di sicuro, il consumo di petrolio negli Stati Uniti e la crescita economica hanno sperimentato simili trend di crescita negli scorsi decenni.

E’ difficile trovare qualche cosa che sia prodotto o consumato nell’economia americana che non abbia richiesto del petrolio come punto di partenza del suo ciclo di vita. Ciò determina, di conseguenza, che cambiamenti nel prezzo del petrolio o variazioni nel suo consumo incideranno sulla crescita economica. Questo è il motivo per cui le persone (sebbene probabilmente non abbastanza), si interessino del picco del petrolio. Essi temono che l’epoca della crescita economica stia per finire.

Ma il vero punto è questo: è la crescita economica il vero scopo desiderabile da cui partire? La crescita economica è semplicemente una crescita della produzione e del consumo di beni e servizi. Essa è determinata dalla crescita della popolazione e dalla crescita dei consumi pro capite, ed è in genere definita attraverso l’incremento del Prodotto Interno Lordo (PIL). La teoria e la pratica suggeriscono che una crescita economica continua è in effetti “antieconomica” e costosa per la società. L’analisi dell’impronta ecologica mostra come l’economia globale stia consumando il 30% di risorse in più rispetto a quelle che la Terra può fornire ogni anno, con uno squilibrio che non può essere mantenuto a lungo.

Se il principio della crescita è insostenibile e nocivo per l’ambiente e le generazioni future, perchè la società continua a sostenerlo?

Un primo motivo, è che la crescita è stata una benedizione per gran parte dei secoli ed è difficile cambiare ciò che in passato ha funzionato.

Un secondo motivo, è che potenti interessi, dalle multinazionali alle agenzie governative, passando per le università, hanno un punto fermo nella crescita economica e la sostengono testardamente, a volte ricorrendo a concetti erronei e a propaganda che confonde il pubblico. Infine, e forse principalmente, perchè la società manca di conoscenza su una alternativa sostenibile di economia.

L’alternativa sostenibile è una economia a stato stazionario, caratterizzata da una popolazione e da consumi pro capite mediamente stabili. L’economia a stato stazionario è completamente capace di soddisfare i bisogni umani e di provvedere ad un alto standard di vita per tutti i cittadini. Come economia aspira al meglio, non al più grande, alla qualità, non alla quantità. Essa focalizza l’attenzione sul rafforzamento dei legami sociali piuttosto che sulla produzione e il consumo di sempre maggiore merce (e petrolio).

In una economia a stato stazionario, le società possono sviluppare di nuovo reti locali per il commercio, piuttosto che delocalizzare preziose risorse energetiche. Cambiare il fine dell’economia, fino ad una graduale transizione verso una economia a stato stazionario è il modo migliore per garantire la salute dell’ambiente e una autentica ricchezza per la generazione presente e quelle future. In effetti, una semplice considerazione di termodinamica e di principi di base dell’ecologia, ci dicono che un tale sistema è l’unico possibile.

La crescita economica, in un modo o nell’altro, finirà. Gli economisti classici credevano che dopo un periodo di espansione, l’economia si sarebbe stabilizzata. Gli attuali economisti ambientali hanno aggiornato questa teoria, e hanno raggiunto grossomodo la stessa conclusione: un’economia a stato stazionario in una scala sostenibile è uno scenario desiderabile per la società. Il picco della produzione del petrolio ha il potere di interrompere la crescita economica e anche causare una contrazione dell’economia. Se la crescita economica sta facendo la fine del piccione viaggiatore (scomparso come altre cose in seguito al progresso), perché non dovremmo provare a costruire una transizione alle nostre condizioni? Perchè attendere fino a che i nostri comportamenti e quelli politici produrranno conseguenze disastrose? Prima lavoriamo a questa transizione, meglio possiamo evitare le sofferenze di una transizione forzata. Il picco della produzione del petrolio è il messaggero che ci sta dicendo che è tempo urgente di cambiare lo scopo dell’economia.

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~ di Giuseppe su marzo 29, 2008.

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