Berlusconi: un caso di coscienza

“L’opposizione, sconfitta come neppure lontanamente immaginava, galleggia imprigionata dal torpore, e dalla resa dei conti. Walter Veltroni ha varato un partito nuovo, poi ha perso l’Italia, ha perso Roma. […] La scomparsa dell’Ulivo è stata violenta, uno schianto. Dopo essersi lasciato dissipare, per venti mesi, in quello stillicidio quotidiano che si è chiamato governo Prodi.

In realtà era una tenaglia con il Professore al centro. A destra Lamberto Dini e Clemente Mastella, leader di un nulla elettorale, ma esperti in minacce e trattative riservate. A sinistra la multipla pattuglia di lotta di governo […] che per seicento giorni avvelenano come posono la lentissima agonia governativa. Ne azzannano i vantaggi. Li spopolano. Li vanificano circondandoli di litigi. Deprimono ogni piccolo incremento conquistato dal governo. Scientificamente.

Parte una timida liberalizzazione dei taxi? Non va bene, si doveva cominciare dalle banche. Si scova un evasore? Non è abbastanza fino a quando non si trovano tutti gli altri. Diminuisce il debito pubblico? Si devono subito alzare i salari. Viene firmato il contratto dei metalmeccanici? E’ indispensabile tassare le rendite finanziarie. Si firma con le parti sociali, alle 4 del mattino, un buon accordo per il Welfare? Gli uomini di Rifondazione rispondono che è ora di ritirare i soldati dall’Afghanistan. Dicono di essere lo stimolo del governo. In realtà sono il suo tormento: criticano tutto quello che possono, minacciano di scendere in piazza, pretendono verifiche, vertici e l’immediata attuazione del programma. Spingono fino alla crisi, poi tornano alleati. […] C’è sempre un Turigliatto, comunista della Quarta Internazionale, che sta per dimettersi, depresso dal rimorso diurno di essere al governo. E un Pecoraro Scanio che blocca discariche qua e là, contribuisce al disastro epocale di Napoli, montagna di rifiuti in mondovisione, catastrofe mai accaduta, se non per pestilenza o lava vulcanica, nei secoli passati.

Napoli che muore: è quella l’immagine tombale che resterà del governo Prodi. […] Sono i mesi più cupi – dicembre 2007, gennaio 2008 – l’intera Regione sepolta dal Cumulo, i roghi nauseabondi, i milioni di sacchetti putridi, le muraglie che ostruiscono le strade, i palazzi, le scuole, la vita. Corto circuito di un’intera società e del suo governo. Arresa al disordine ed al cancro della malavita. Mentre pattuglie di umani transitano verso furibondi posti di blocco (donne, vecchi, bambini, sindaci, megafoni, auto in fiamme, bandiere) per impedire discariche, bloccarle. Accumulare la rabbia che di lì a poco si sarebbe scaricata nelle urne.

A spalancare ci pensa la spallata di Mastella. Dopo i veleni e la lentissima agonia celebrata dal solito Bertinotti con una battuta salottiera, e blesa, detta a fine intervista: << Prodi? Un poeta morente.>> Sfiziosa al punto da farlo sorridere, oggi forse non più. Risucchiato nel nulla, insieme con altri piccoli naufragi, e prose morenti. Perché ora il sipario non si muove più. Quella sinistra è implosa. L’epoca evolve altrove. […]”

Marco Travaglio (Da “Il bavaglio”)

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~ di Emanuele su ottobre 7, 2008.

2 Risposte to “Berlusconi: un caso di coscienza”

  1. Ma sono parole di Berlusconi?
    Comunque porta sfiga: l’altra volta ci fu l’11 settembre, stavolta e’ riuscito a far crollare il capitalismo…

  2. No, le parole sono di Marco Travaglio

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